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Fattura elettronica nel regime forfettario: la guida completa

RF19, natura N2.2, dicitura di legge, bollo da 2 € e rivalsa INPS: tutto quello che ti serve per fatturare da forfettario senza errori, con un esempio numerico completo.

Redazione TurboFattura·Aggiornata al 25 luglio 2026·6 min di lettura

Cos’è il regime forfettario, in breve

La fattura elettronica nel regime forfettario ha regole tutte sue: niente IVA esposta, codice regime RF19, natura N2.2, una dicitura obbligatoria e il bollo da 2 € quando l’importo supera 77,47 €. Se hai appena aperto la partita IVA o arrivi dal regime ordinario, questa guida ti porta dalla teoria alla fattura inviata allo SdI, con un esempio pratico completo.

Partiamo dai fondamentali. Il forfettario (art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014) è il regime agevolato per persone fisiche con ricavi o compensi fino a 85.000 € l’anno. Non addebiti l’IVA ai clienti, non la detrai sugli acquisti e al posto di IRPEF e addizionali paghi un’imposta sostitutiva.

Requisito / beneficioValore 2026
Soglia ricavi e compensi85.000 € (sopra i 100.000 € l’uscita è immediata)
Limite redditi di lavoro dipendente o pensione35.000 € (portato da 30.000 € dalla Legge di Bilancio 2026, L. 199/2025, come misura transitoria)
Imposta sostitutiva5% per i primi 5 anni delle nuove attività, poi 15%
IVA in fatturaNessuna: operazioni con natura N2.2

Il 5% è riservato alle nuove attività e dura i primi cinque anni; dal sesto si passa al 15%. L’imposta si calcola sul reddito determinato in modo forfettario, applicando ai ricavi il coefficiente di redditività previsto per il tuo codice ATECO.

Fattura elettronica obbligatoria dal 2024, anche per te

Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA, forfettari compresi (L. 197/2022). Non esiste più alcuna soglia di esonero: anche se hai aperto la partita IVA ieri e fatturi poche migliaia di euro l’anno, devi emettere le fatture in formato XML e trasmetterle al Sistema di Interscambio.

Le regole operative sono le stesse di tutti gli altri: hai 12 giorni dalla data dell’operazione per trasmettere la fattura allo SdI. Una volta inviata, è lo SdI a recapitarla al cliente e a restituirti l’esito; con TurboFattura gli esiti arrivano in tempo reale, con notifica quando la fattura viene consegnata o scartata.

Da sapere: dal 15 maggio 2026 lo SdI accetta solo file conformi alle specifiche tecniche 1.9.1 e scarta il tracciato precedente. Se usi un software in cloud l’aggiornamento è trasparente: non devi fare nulla.

Come si compila la fattura da forfettario

Vediamo la fattura campo per campo. Se non hai mai emesso una fattura elettronica in vita tua, parti dalla guida alla prima fattura: qui diamo per scontata la meccanica di base e ci concentriamo sulle specificità del forfettario.

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    Dati del cliente

    Servono denominazione, indirizzo, partita IVA o codice fiscale e il codice destinatario SDI (oppure la PEC). In TurboFattura digiti la partita IVA e premi Cerca: l’anagrafica arriva dal Registro Imprese o dal VIES. Se il cliente non ti comunica alcun recapito, il codice destinatario 0000000 è ammesso: la fattura resta disponibile nel suo cassetto fiscale.

  2. 2
    Regime fiscale RF19

    Nel campo RegimeFiscale del file XML va il codice RF19, che identifica il regime forfettario. Lo imposti una volta sola nelle impostazioni e viene ripetuto su ogni fattura.

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    Natura N2.2 al posto dell’IVA

    Le tue operazioni sono senza IVA: su ogni riga l’aliquota è zero e va indicata la natura N2.2 («non soggette — altri casi»). È l’informazione che spiega allo SdI perché l’imposta non c’è.

  4. 4
    Dicitura obbligatoria

    Ogni fattura deve riportare il riferimento normativo: «Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014». Se il cliente è un sostituto d’imposta, aggiungi la richiesta di non applicazione della ritenuta d’acconto (comma 67): da forfettario i tuoi compensi non la subiscono.

  5. 5
    Rivalsa INPS 4%, se vuoi

    Se sei iscritto alla Gestione Separata INPS puoi addebitare al cliente la rivalsa del 4% sul compenso. È una facoltà, non un obbligo: se la applichi, l’importo entra nel totale della fattura e concorre al tuo reddito.

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    Numerazione e invio

    La numerazione deve essere progressiva e senza buchi: TurboFattura la assegna in automatico e il campo non è modificabile, così non rischi duplicati. Prima della trasmissione una checklist segnala gli errori bloccanti; poi Invia al SDI e segui l’esito in tempo reale.

Il bollo da 2 € sopra i 77,47 €

Sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 € è dovuta l’imposta di bollo da 2 €, e le fatture N2.2 dei forfettari rientrano in pieno nel perimetro. Sotto quella soglia il bollo non è dovuto. Restano invece esenti alcune operazioni specifiche, come le esportazioni (art. 8, 8-bis e 9) e le cessioni intra-UE (art. 41): non tutte le fatture senza IVA lo scontano.

Il bollo è a carico tuo, cioè del cedente, ma puoi addebitarlo al cliente in fattura. Sulla fattura elettronica si assolve in modo virtuale: niente marca fisica, basta il flag nel file XML. TurboFattura lo applica in automatico quando la fattura ne ha i requisiti; trovi tutti i dettagli nella guida al bollo virtuale.

Il versamento avviene per trimestre, dal servizio Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate (con addebito diretto) o in alternativa con F24. Le scadenze 2026:

  • 1° trimestre: 1° giugno 2026 (il 31 maggio cade di domenica)
  • 2° trimestre: 30 settembre 2026
  • 3° trimestre: 30 novembre 2026
  • 4° trimestre: ultimo giorno di febbraio 2027

Se gli importi sono piccoli puoi rimandare: quando il dovuto del 1° trimestre non supera 5.000 € puoi versarlo entro il 30 settembre, e se 1° e 2° trimestre insieme restano sotto i 5.000 € puoi pagare tutto entro il 30 novembre.

Esempio pratico: fattura da 1.000 € con rivalsa

Mettiamo tutto insieme con il caso classico: una consulenza da 1.000 € emessa da un professionista forfettario iscritto alla Gestione Separata che applica la rivalsa del 4% e addebita il bollo al cliente.

VoceImportoNote
Compenso1.000,00 €Riga con aliquota 0 e natura N2.2
Rivalsa INPS 4%40,00 €Facoltativa, anch’essa N2.2
Imponibile1.040,00 €Nessuna IVA addebitata
Imposta di bollo2,00 €Dovuta perché l’importo supera 77,47 €
Totale fattura1.042,00 €Quello che il cliente ti bonifica

Tre cose da notare:

  • Niente IVA: su 1.040 € un ordinario avrebbe aggiunto il 22%. Il tuo cliente paga meno, o tu incassi di più a parità di prezzo finale.
  • Niente ritenuta d’acconto: grazie alla dicitura in fattura il cliente ti versa l’intero importo, senza trattenere alcun acconto.
  • Il bollo resta tuo: anche se lo addebiti al cliente, il soggetto obbligato al versamento verso l’Erario sei tu. Se scegli di non addebitarlo, il totale scende a 1.040 € ma i 2 € li versi comunque.

In TurboFattura questo esempio si costruisce da solo: rivalsa e bollo virtuale vengono calcolati in automatico in base al regime, tu inserisci solo descrizione e importo della prestazione.

Cosa succede se sfori le soglie

Le soglie del forfettario funzionano con un doppio binario, e la differenza tra i due casi è sostanziale:

  • Ricavi tra 85.001 e 100.000 €: chiudi l’anno da forfettario, ma dal 1° gennaio successivo passi al regime ordinario, con IVA, ritenute e contabilità ordinaria degli autonomi.
  • Ricavi oltre 100.000 €: l’uscita è immediata. Il regime cessa in corso d’anno e devi applicare l’IVA già a partire dall’operazione che fa superare la soglia.
  • Redditi di lavoro dipendente o pensione oltre 35.000 €: se nell’anno precedente hai superato il limite, l’anno successivo non puoi applicare il forfettario.

Uscire dal regime non è un dramma, ma cambia il modo di fatturare: aliquote IVA reali al posto della natura N2.2, ritenuta d’acconto se lavori con sostituti d’imposta, obblighi contabili pieni. Sul piano pratico ti basta aggiornare il regime nelle impostazioni del gestionale: ritenuta e cassa previdenziale vengono ricalcolate in automatico in base al nuovo regime.

Un consiglio operativo: monitora il fatturato durante l’anno, non a dicembre. Avvicinarsi ai 100.000 € senza saperlo significa ritrovarsi ad applicare l’IVA su una fattura già concordata a prezzo pieno. Per il quadro completo delle novità di quest’anno, dal limite dipendente a 35.000 € alle conferme sulle soglie, leggi Forfettario 2026: cosa cambia.

Domande frequenti

Un forfettario deve emettere la fattura elettronica?

Sì. Dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica è generalizzato (L. 197/2022) e riguarda anche tutti i forfettari, senza soglie di esonero. La fattura va trasmessa allo SdI entro 12 giorni dalla data dell’operazione.

Quale regime fiscale e quale natura IVA devo indicare?

Nel file XML il regime fiscale è RF19 e le righe vanno con aliquota zero e natura N2.2 («non soggette — altri casi»). Va inoltre riportata la dicitura con il riferimento all’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014.

Il cliente deve applicare la ritenuta d’acconto sui miei compensi?

No. I compensi dei forfettari non sono soggetti a ritenuta alla fonte: in fattura si inserisce la richiesta di non applicazione ai sensi dell’art. 1, comma 67, L. 190/2014, e il cliente versa l’importo per intero.

Quando devo applicare il bollo da 2 €?

Su ogni fattura senza IVA di importo superiore a 77,47 €, quindi praticamente su tutte le tue fatture N2.2 sopra quella soglia. Il versamento è trimestrale tramite Fatture e Corrispettivi o F24: trovi scadenze e dettagli nella guida al bollo virtuale.

La rivalsa INPS del 4% è obbligatoria?

No, è una facoltà riservata agli iscritti alla Gestione Separata INPS. Se la applichi, il 4% si somma al compenso, entra nel totale fattura con natura N2.2 e concorre al tuo reddito.

Cosa succede se supero 85.000 € di ricavi?

Tra 85.001 e 100.000 € resti forfettario fino a fine anno ed esci dal regime dal 1° gennaio successivo. Sopra i 100.000 € l’uscita è immediata: devi applicare l’IVA già dall’operazione che fa superare la soglia.

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