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Autofattura elettronica: quando serve e quale codice TD usare

Servizi dall’estero, acquisti intracomunitari, reverse charge interno: la guida ai codici TD16-TD27, con il termine del giorno 15 e gli errori da evitare.

Redazione TurboFattura·Aggiornata al 25 luglio 2026·8 min di lettura

Cos’è l’autofattura (e cosa c’entra l’integrazione)

L’autofattura elettronica con i codici TD17, TD18 e TD19 è il documento che tu, acquirente, emetti e trasmetti allo SdI quando il tuo fornitore non può (o non deve) addebitarti l’IVA italiana. Il caso tipico: compri un servizio da un fornitore estero. Lui ti manda una fattura senza IVA, ma l’imposta è comunque dovuta in Italia: sei tu ad assolverla con un documento elettronico trasmesso allo SdI.

Tecnicamente ci sono due meccanismi. Con i fornitori UE parliamo di integrazione: la fattura estera esiste già e tu la completi con imponibile e IVA. Con i fornitori extra-UE parliamo di autofattura vera e propria: il documento lo crei da zero. In entrambi i casi, però, trasmetti allo SdI un file XML con un codice TipoDocumento dedicato, in cui il fornitore estero compare come cedente e tu come cessionario.

Lo stesso schema vale per il reverse charge interno (edilizia, subappalti, pulizie: i casi dell’art. 17 c.6 DPR 633/72): il fornitore italiano ti fattura senza IVA con natura N6.x e tu integri con un documento TD16.

Da sapere: l’autofattura non è una fattura di vendita e non entra nella numerazione attiva ordinaria: serve ad assolvere l’IVA su un acquisto. Se devi ancora emettere la tua prima fattura attiva, parti dalla guida alla prima fattura elettronica.

Quando serve: i casi concreti

I casi in cui devi emettere un’integrazione o un’autofattura sono più frequenti di quanto sembri, soprattutto se lavori online:

  • Servizi acquistati dall’estero: pubblicità su piattaforme estere, software in abbonamento, hosting, consulenze da professionisti UE o extra-UE. È il caso più comune → TD17.
  • Beni acquistati da fornitori UE che arrivano in Italia da un altro Paese membro (acquisto intracomunitario) → TD18.
  • Beni già presenti in Italia venduti da un fornitore estero identificato ma non stabilito: per esempio merce in un deposito italiano → TD19.
  • Reverse charge interno: ricevi una fattura N6.x da un fornitore italiano (subappalto edile, pulizie, rottami) → TD16.
  • Fattura mai ricevuta dal fornitore: ti regolarizzi da solo con l’autofattura denuncia → TD20.
  • Autoconsumo o omaggi: destini beni dell’attività a uso personale o li cedi gratuitamente → TD27.

Attenzione a un punto che genera confusione: le importazioni vere di beni extra-UE, cioè merce che entra in Italia passando la dogana, non richiedono autofattura: l’IVA si assolve con la bolletta doganale, che dà anche diritto alla detrazione. Il TD19 riguarda invece beni già in Italia al momento dell’acquisto (art. 17 c.2 DPR 633/72).

E i forfettari? Anche loro: niente IVA sulle vendite, ma sugli acquisti esteri devono comunque integrare o autofatturare e versare l’IVA entro il 16 del mese successivo, senza poterla detrarre: 100 euro di pubblicità estera costano quindi 122 euro effettivi.

La tabella dei codici: TD16, TD17, TD18, TD19, TD20, TD27

Ogni situazione ha il suo codice TipoDocumento. Sbagliare codice non blocca sempre l’invio, ma sporca la contabilità e i dati precompilati dall’Agenzia delle Entrate. Ecco la mappa completa:

CodiceDescrizioneCaso d’uso tipico
TD16Integrazione fattura reverse charge internoFattura N6.x da fornitore italiano: subappalto edile, servizi di pulizia, rottami
TD17Integrazione/autofattura per acquisto servizi dall’esteroPubblicità online, software SaaS, consulenza da fornitore UE o extra-UE
TD18Integrazione per acquisto intracomunitario di beniMerce acquistata da fornitore UE e spedita in Italia da altro Paese membro
TD19Autofattura per acquisto di beni ex art. 17 c.2 DPR 633/72Beni già in Italia comprati da fornitore estero (es. deposito italiano di venditore estero)
TD20Autofattura denuncia (regolarizzazione)Il fornitore non ti ha mai inviato la fattura entro i termini: ti autofatturi per regolarizzare
TD27Autofattura per autoconsumo o cessioni gratuite senza rivalsaPrelevi un bene aziendale per uso personale, oppure fai un omaggio

Nota bene su TD19: molte guide online lo descrivono come il codice per le importazioni. È sbagliato: le importazioni passano dalla bolletta doganale, mentre il TD19 copre i beni già sul territorio italiano ceduti da un soggetto estero.

Il termine: giorno 15 del mese successivo

Il documento di integrazione o l’autofattura va trasmesso allo SdI entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura estera (per TD17 e TD18) o di effettuazione dell’operazione (per TD19). L’IVA a debito che ne deriva confluisce comunque nella liquidazione IVA del mese o trimestre di competenza, quindi anticipare l’emissione non ti costa nulla: ti evita solo dimenticanze.

Esempio concreto: ricevi il 28 marzo la fattura di un fornitore tedesco per un servizio. Hai tempo fino al 15 aprile per trasmettere il TD17, ma l’IVA concorre alla liquidazione di marzo (o del primo trimestre).

In contabilità ordinaria o semplificata l’operazione è spesso a somma zero: la stessa IVA va a debito nel registro vendite e, se detraibile, a credito nel registro acquisti. Per i forfettari il credito non c’è: è un costo secco da versare con F24.

Da sapere: l’autofattura elettronica via SdI ha sostituito anche il vecchio esterometro per queste operazioni: trasmettendo TD17/TD18/TD19 assolvi in un colpo solo l’obbligo di comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere.

Esempio pratico: servizio da fornitore UE

Il caso più frequente: 500 euro di pubblicità acquistati da una piattaforma con sede in Irlanda. La fattura arriva senza IVA, con dicitura reverse charge. Ecco come procedere:

  1. 1
    Crea il documento TD17

    Apri un nuovo documento e imposta il tipo TD17. In TurboFattura la numerazione progressiva la assegna il software: non devi gestirla a mano.

  2. 2
    Inserisci il fornitore estero come cedente

    Il fornitore irlandese è il cedente/prestatore, con partita IVA comunitaria e Paese IE; tu sei il cessionario/committente. La partita IVA UE si verifica nel VIES: in TurboFattura il pulsante Cerca del form cliente interroga direttamente Registro Imprese e VIES.

  3. 3
    Compila imponibile e IVA

    Imponibile 500 euro, aliquota 22%: IVA 110 euro. Riporta gli estremi del documento estero (numero e data), così l’integrazione resta agganciata all’originale.

  4. 4
    Trasmetti allo SdI entro il giorno 15

    Se la fattura è arrivata a marzo, il termine è il 15 aprile. Prima dell’invio la checklist pre-invio di TurboFattura segnala eventuali incongruenze; poi segui l’esito SdI in tempo reale.

  5. 5
    Registra l’IVA in liquidazione

    Se sei in regime ordinario, i 110 euro vanno a debito e (se detraibili) a credito nella stessa liquidazione. Se sei forfettario, versi 110 euro con F24.

Il meccanismo è identico per un fornitore extra-UE (per esempio una software house statunitense): il documento è un’autofattura in senso proprio anziché un’integrazione, ma il codice resta TD17 e il flusso non cambia.

Gli errori più comuni (e come evitarli)

Questi sono gli sbagli che vediamo più spesso sulle autofatture:

  • Usare TD19 per le importazioni doganali. Se la merce passa la dogana, l’IVA si assolve con la bolletta doganale: niente autofattura. TD19 solo per beni già in Italia venduti da soggetto estero.
  • Confondere TD17 e TD18. TD17 è per i servizi (da qualunque Paese estero), TD18 per i beni in acquisto intracomunitario. Un abbonamento software dalla Germania è TD17, un bancale di merce dalla Germania è TD18.
  • Dimenticare il termine del giorno 15. Le fatture estere non passano dallo SdI in ricezione, quindi nessuna notifica te le ricorda: serve un processo interno, per esempio emettere le integrazioni alla chiusura contabile di fine mese.
  • Forfettari che ignorano l’obbligo. Niente IVA sulle vendite non significa niente IVA sugli acquisti esteri: integrazione e versamento restano dovuti. Per il resto del regime vedi la guida al regime forfettario.
  • Invertire cedente e cessionario. Nel file XML il fornitore estero è il cedente e tu il cessionario, anche se il documento lo emetti tu.
  • Usare TD20 al posto di TD16-TD19. Il TD20 è l’autofattura denuncia, per regolarizzare una fattura mai ricevuta da un fornitore: non è un jolly per gli acquisti esteri.
  • Non riportare gli estremi della fattura originaria. L’integrazione deve richiamare numero e data del documento estero: senza, il collegamento contabile si perde.

Con le specifiche tecniche 1.9.1, obbligatorie dal 15 maggio 2026, lo SdI scarta i file costruiti col tracciato precedente: se generi le autofatture con un software aggiornato non devi fare nulla, se le costruisci a mano verifica di usare il tracciato corrente. Le novità dell’anno sono riassunte nell’articolo sulla fatturazione elettronica 2026.

Come gestirla in pratica

La parte delicata dell’autofattura non è la compilazione ma il processo: accorgersi della fattura estera, scegliere il TD giusto, rispettare il giorno 15, tracciare l’esito SdI. Conviene un piccolo rito mensile: a fine mese raccogli le fatture estere, emetti le integrazioni tutte insieme e chiudi.

Con TurboFattura il flusso è lo stesso di una fattura ordinaria: l’eventuale bollo virtuale lo gestisce il software in automatico, e dopo l’invio vedi gli Esiti SDI in tempo reale con notifica quando il documento è consegnato o scartato. I documenti restano poi nell’archiviazione cloud per 10 anni (la conservazione a norma è in arrivo; nel frattempo l’obbligo ex art. 39 DPR 633/72 si assolve per esempio con il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate, attivabile da Fatture e Corrispettivi).

Ultima nota: se l’autofattura contiene errori dopo che lo SdI l’ha accettata, si corregge come qualsiasi documento, con una nota di variazione. Se invece lo SdI la scarta, il documento è fiscalmente inesistente: correggi il file e lo ritrasmetti con lo stesso numero entro 5 giorni, senza nota di credito. Il funzionamento dei documenti verso la Pubblica Amministrazione è trattato nella guida alle fatture PA.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra TD17, TD18 e TD19?

TD17 copre i servizi acquistati da fornitori esteri, UE ed extra-UE. TD18 copre gli acquisti intracomunitari di beni, cioè merce spedita in Italia da un altro Paese membro. TD19 copre i beni che si trovano già in Italia al momento dell’acquisto e vengono venduti da un fornitore estero (art. 17 c.2 DPR 633/72).

Il TD19 si usa per le importazioni dall’estero?

No. Le importazioni di beni extra-UE che passano la dogana si documentano con la bolletta doganale, che assolve l’IVA e dà diritto alla detrazione. Il TD19 riguarda solo i beni già in Italia ceduti da un fornitore estero non stabilito.

Entro quando va emessa l’autofattura o l’integrazione?

Entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura estera (TD17, TD18) o di effettuazione dell’operazione (TD19). L’IVA concorre comunque alla liquidazione del periodo di competenza.

I forfettari devono fare l’autofattura?

Sì. Chi è in regime forfettario non addebita IVA sulle vendite, ma sugli acquisti di servizi esteri e sugli acquisti intracomunitari deve integrare o autofatturare e versare l’IVA con F24 entro il 16 del mese successivo, senza poterla detrarre.

L’autofattura sostituisce l’esterometro?

Sì: la trasmissione allo SdI dei documenti TD17, TD18 e TD19 assolve anche l’obbligo di comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere, che in passato passava dall’esterometro.

Che numerazione uso per le autofatture?

Serve una numerazione progressiva; è buona pratica usare una serie dedicata separata dalle fatture di vendita, così i registri restano leggibili. Con TurboFattura la numerazione progressiva è assegnata automaticamente dal software e il campo non è modificabile, quindi non rischi buchi o duplicati.

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